La denominazione di origine controllata «Etna» è riservata ai seguenti vini che rispondono alle
condizioni e ai requisiti stabiliti nel disciplinare di produzione:
“Etna” bianco
“Etna” bianco superiore
“Etna” rosso
“Etna” rosso riserva
“Etna” rosato
“Etna” spumante.
La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata “Etna” ricade nella provincia di Catania e comprende i terreni di parte dei territori dei comuni di Biancavilia, S. Maria di Licodia, Paternò, Belpasso, Nicolosi, Pedara, Trecastagni, Viagrande, Aci S. Antonio, Acireale, S. Venerina, Giarre, Mascali, Zafferana, Milo, S. Alfio, Piedimonte, Linguaglossa, Castiglione, Randazzo.
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata
tradizione hanno contribuito ad ottenere i vini a doc “Etna”.
La provincia di Catania ed i paesi etnei sono la terra della più antica civiltà agricola siciliana; le
prime testimonianze di comunità agricole sono riferite al Neolitico.
Questa parte della Sicilia orientale fu la prima ad essere colonizzata dai greci (729 a.C.) ed
nell’VIII sec. a.C. già conobbe il vino e forse anche la vite.
Nel V sec. a.C. questo areale era fortemente vitato , come è testimoniato da alcune monte del
tempo giunte fino a noi.
Nel III sec. a.C. Teocrito parla della grande diffusione del vigneto alle falde dell’Etna;
successivamente la viticoltura ebbe un periodo di decadenza, per poi riprendersi dal XIII sec. d.C.
in poi.
Nel 500 Fazello lodava i vini prodotti ai piedi dell’Etna e nel 700 Arnolfini parlava del vino di
Mascali , che veniva esportato a Malta.
Nel 1848 risultavano coltivati quasi 26.000 ettari di vigneto .
Nel 1869 G. Gregorio cita i rinomati vini della Contea di Mascali (XVIII-XIX sec.), antico
territorio alle pendici dell’Etna , sito tra l’attuale Giarre e Mascali e, quelli della zona superiore
della regione pedemontana dell’Etna.
Tra il 1880 ed il 1885 Catania era la provincia siciliana più vitata con oltre 90.000 ettari di vigneto;
ma l’invasione fillosserica ai primi del 900 provocò una grave crisi della viticoltura; gli ettari di
vigneto scesero fino a circa 40.000 ettari.
La riduzione della superfice vitata negli anni è dovuta alle frequenti eruzione dell’etna e alle
oggettive difficoltà di una viticoltura difficile, cosidetta “eroica”, dove i vigneti a causa delle forti
pendenze sono in larga parte terrazzati e dove le operazioni colturali sono difficilmente
meccanizzabili e, quindi, comportano costi molto alti.
Ma, nonostante queste “difficoltà” la viticoltura etnea nel corso dei secoli ha sempre mantenuto un
ruolo di coltura molto importante per il territorio, con la produzione di vini di alta qualità fino ad
arrivare ad oggi.
La storia recente è caratterizzata da una evoluzione positiva della denominazione, con l’impianto di
nuovi vigneti, la nascita di nuove aziende, la professionalità degli operatori che hanno contribuito
ad accrescer il livello qualitativo e la rinomanza della DOC “Etna”, come testimoniano i
riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale dei vini a DOC “Etna” prodotti dalle aziende
della zona geografica di riferimento.
E’ stata la prima DOC siciliana ad essere riconosciuta ed una delle più antiche d’Italia, con Dpr
dell’11 agosto 1968, di recente, nel 2011, il disciplinare è stato modificato, con l’introduzione della
tipologia spumante, nella versione bianco e rosato, e del rosso riserva.
Sono tipologie che non erano state codificate dal primo disciplinare , ma sono da tempo prodotte
nella zona di riferimento.
Etna Doc
Base ampelografica
I vini a denominazione di origine controllata “Etna” devono essere ottenuti dalle uve prodotte dai
vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
- “Etna” bianco
Carricante minimo 60%;
Catarratto bianco comune o lucido da 0 a 40%.
Possono concorrere alla produzione di detto vino, fino ad un massimo del 15% del totale, anche uve
provenienti dai vitigni Trebbiano, Minnella bianca e altri vitigni a bacca bianca non aromatici
idonei alla coltivazione nella regione Sicilia , iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per
uve da vino approvato, riportati nel disciplinare.
-“Etna” bianco superiore
Carricante minimo 80% .
Possono concorrere alla produzione di detto vino, fino ad un massimo del 20% del totale, anche uve
provenienti dai vitigni Trebbiano, Minnella bianca e altri vitigni a bacca bianca non aromatici
idonei alla coltivazione nella regione Sicilia , come sopra specificato.
-“Etna” rosso (anche riserva)
-“Etna” rosato
Nerello Mascalese minimo 80%;
Nerello Mantellato (Nerello Cappuccio) da 0 a 20%.
Possono concorrere alla produzione di detti vini, fino ad un massimo del 10% del totale, anche uve
provenienti da altri vitigni a bacca bianca, non aromatici, idonei alla coltivazione nella regione
Sicilia, come sopra specificato.
-“Etna” spumante (rosato o vinificato in bianco)
-Nerello Mascalese minimo 60%
Possono concorrere alla produzione di detto vino, nella misura massima del 40% altri vitigni idonei
alla coltivazione nella Regione Sicilia come sopra specificato.
I vini a denominazione di origine controllata “Etna” devono rispondere, all'atto dell’immissione al consumo, alle seguenti caratteristiche:
«Etna» bianco:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale: minimo 5,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.
“Etna” bianco superiore:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00 % vol;
acidità totale : da 5,5 a 7 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.
“Etna” rosso:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.
“Etna” rosso riserva:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 13,00% vol;
acidità totale minima 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.
“Etna” rosato:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.
“Etna” spumante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.
E' in facoltà del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali modificare i limiti dell’acidità totale e dell' estratto non riduttore minimo con proprio decreto.
I vini a denominazione di origine controllata “Etna” devono rispondere, all'atto dell’immissione al consumo, alle seguenti caratteristiche:
«Etna» bianco:
colore: giallo paglierino, talvolta con leggeri riflessi dorati;
odore: delicato, caratteristico;
sapore: secco, fresco, armonico.
“Etna” bianco superiore:
colore: giallo paglierino molto scarico con riflessi verdolini;
odore: delicato, caratteristico;
sapore: secco, fresco, armonico, morbido.
“Etna” rosso:
colore: rosso rubino con riflessi granato con l'invecchiamento
odore: intenso, caratteristico;
sapore: secco, caldo robusto, pieno, armonico.
“Etna” rosso riserva:
colore: rosso rubino con riflessi granato con l'invecchiamento;
odore: intenso, caratteristico;
sapore: secco, caldo robusto, pieno, armonico.
“Etna” rosato:
colore: rosato tendente al rubino;
odore: intenso, caratteristico;
sapore: secco, armonico.
“Etna” spumante:
spuma: fine e persistente
colore: per il tipo rosato: rosato scarico con riflessi rubino con l’invecchiamento; per il tipo bianco:
giallo paglierino scarico, con riflessi dorati con l’invecchiamento;
odore: intenso e caratteristico, con delicato sentore di lievito
sapore: pieno, armonico, di buona persistenza; da brut a extradry.
Per tutte le suddette tipologie, in relazione all'eventuale conservazione in recipienti di legno il sapore dei vini può rivelare lieve sentore di legno.
Variano a seconda della tipologia di vino.