La zona di produzione delle uve atte a produrre i vini a denominazione di origine controllata «Verdicchio di Matelica», comprende parte del territorio dei comuni di Matelica, Esanatoglia, Gagliole, Castelraimondo, Camerino e Pioraco in provincia di Macerata e parte del territorio dei comuni di Cerreto D'Esi e Fabriano, in provincia di Ancona.
La valle ha al centro l’abitato di Matelica, centro industriale e vinicolo. Di origine umbra divenne
colonia romana.
Popolata dai Piceni è provato che questi già conoscessero l’uva ed il vino per il ritrovamento nel
centro abitato di Matelica di una tomba di un giovane “principe” dove, fra splendide armi e scettri
ed altri oggetti, è stato rinvenuto un bacile emisferico al cui interno stavano 200 vinaccioli di vitis
vinifera, più di un grappolo. Fra i vasi ceramici alcuni erano legati alla mensa ed al vino.
Il periodo Romano ha permesso a Plinio, Varrone, Catone ed altri di dissertare sull’uva e sul vino
piceno. Da ciò si può affermare che in queste terre, giudicate fertili, non mancavano le vigne.
La caduta dell’impero Romano, le invasioni medievali, il disfacimento dell’impero d’oriente, che
aveva avuto potere ed influenza lungo la costa adriatica, riducono l’attività agricola al solo
sostentamento e le vigne, abbandonate le antiche alberate dell’epoca romana quando le viti
venivano “maritate” agli aceri e ad altre piante, ora occupano piccoli appezzamenti a se stanti,
protetti. Nasce il vigneto dell’azienda agricola. Alta densità d’impianto per non “sprecare terreno”,
applicazione del contratto mezzadrile con la ripartizione del prodotto, due vinificazioni separate
destinate all’autoconsumo.
Nel periodo medioevale la valle è feudo della signoria dei “Da Varano” di Camerino, potenti ed
illuminati protagonisti della storia dell’area di dominio.
Il passaggio dall’Impero allo Stato della Chiesa nel 1578 creò un risveglio dell’attività agricola
dovuto ai monaci ed agli insediamenti monastici nel territorio che influirono sulle attività temporali
che le popolazioni accettarono.
Proprio in questo periodo (12 gennaio 1579) un contratto notarile, in quel di Matelica, cita la parola “Verdicchio”.
Da qui la vite riprende un suo ruolo nell’economia aziendale e rurale cessando di essere esclusivo
uso del Clero e dei Nobili ed entra nelle abitudini della comunità di persone.
È nella seconda metà dell’800, con l’arrivo dell’oidio, della peronospora e della fillossera, che la
viticoltura subisce la sua fine per riprendere il suo nuovo sviluppo ai primi del ‘900 ove la
divulgazione tecnica e l’insegnamento permettono di ricreare la viticoltura moderna con nuove
varietà e, purtroppo, con l’abbandono di varietà e cloni del territorio.
Con gli anni ’50 si avvia il passaggio da coltura promiscua a specializzata, ha termine la figura del
mezzadro (ope legis), i proprietari divengono imprenditori i quali, accorpando più poderi,
investendo con il sostegno dei fondi comunitari, sfruttando le agevolazioni concesse alle forme
cooperative ed allo sviluppo del sistema agroalimentare danno vita alla vitivinicoltura marchigiana
di oggi nel matelicese e nella regione.
La denominazione “Verdicchio di Matelica”è conseguente al D.P.R. 930/1963 che norma le DOC e
le DOCG.
Il D.P.R. 21 luglio 1967 riconosce la DOC al Verdicchio di Matelica. È il primo vino della regione
ad aprire questa nuova pagina della vitivinicoltura regionale.
Grappolo di Verdicchio (foto www.rivieradelconero.info)
Base ampelografica
I vini a denominazione di origine controllata “Verdicchio di Matelica” devono essere ottenuti dalle
uve del vitigno Verdicchio, presente in ambito aziendale, per un minimo dell’ 85%.
Possono concorrere altri vitigni a bacca bianca, presenti in ambito aziendale, idonei alla
coltivazione nella Regione Marche, congiuntamente o disgiuntamente, per un massimo del 15%.
I vini a denominazione di origine controllata «Verdicchio di Matelica», all'atto dell'immissione al consumo devono avere le seguenti caratteristiche:
Verdicchio di Matelica:
titolo alcolometrico volumico totale minimo11,50 % vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
Verdicchio di Matelica Passito:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,00% vol di cui effettivo almeno 12,00% vol;
acidità totale minima: 4,0 g/l.
acidità volatile massima 25 meq/l;
estratto non riduttore minimo: 19,0 g/l.
Verdicchio di Matelica Spumante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo 11,50 % vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.
È facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali modificare con proprio decreto i limiti dell’acidità totale e dell’estratto non riduttore minimo.
I vini a denominazione di origine controllata «Verdicchio di Matelica», all'atto dell'immissione al consumo devono avere le seguenti caratteristiche:
Verdicchio di Matelica:
colore: giallo paglierino tenue;
odore: delicato, caratteristico;
sapore: asciutto, armonico, con retrogusto gradevolmente amarognolo.
Verdicchio di Matelica Passito:
colore: dal giallo paglierino all'ambrato;
odore: caratteristico,etereo, intenso;
sapore: da amabile a dolce; armonico, vellutato con retrogusto amarognolo caratteristico.
Verdicchio di Matelica Spumante:
spuma: fine e persistente
colore: giallo paglierino più o meno intenso con riflessi verdolini;
odore: caratteristico, delicato, fine ampio e composito;
sapore: da extrabrut a secco; sapido, fresco, fine e armonico.
In relazione alla eventuale conservazione in recipienti di legno il sapore dei vini può rilevare lieve sentore di legno.
Il Verdicchio di Matelica si accompagna a preparazioni a base di pesce, crostacei e molluschi, torte salate, pollame, passatelli, sarde alla marchigiana, zuppa di pesce. Temperatura di servizio 8° - 10°C.